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Dal museo virtuale al Geoblog della memoria storica

novembre 19th, 2008 in Varie

“Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto.” Icom, Seoul 2004.

Questa è la definizione di museo data dall’Icom, il Comitato Internazionale dei Musei. All’interno di questa visione aperta, ma nello stesso tempo ben delineata, dell’istituzione museale, le nuove tecnologie trovano il loro spazio e la loro applicazione. Nascono sempre in maggior numero siti Internet che, oltre ad essere vetrina degli stessi musei, possono diventare veri e propri musei virtuali.

Niente deve essere inteso ovviamente come “sostituto” del Museo reale e concreto, bensì una nuova realtà che trova vita all’interno di un mondo, allo stesso tempo parallelo e simbiotico a quello reale.

In questo spazio di comunicazione, di interazione, incontro e scontro, il museo virtuale può rispondere comunque a molti dei requisiti fissati dall’Icom e con i quali concordo pienamente. Aggiungerei che qualsiasi museo, sia esso reale o virtuale, non dovrebbe mancare della dimensione emozionale che è data tanto dall’oggetto o dall’immagine, quanto dal suono, dal “luogo”, reale o virtuale, e da tutte le componenti che rendono effettivamente sentita e unica l’esperienza museale.

Il Museo virtuale è carico di possibilità, permettendo, anche grazie ad una più elevata fattibilità a livello economico ed organizzativo, una grande fluidità di percorsi e di associazioni, una maggiore interattività, e soprattutto il superamento di barriere dimensionali e temporali, diventando un ponte verso diverse tipologie di utenti. In Italia stentano a nascere nuove figure intorno a progetti di questo tipo: gran parte dei migliori prodotti finora sono il risultato di esperienze multidisciplinari, gruppi che nascono e si scompongono alla fine di ogni progetto.

Così, mentre molto lentamente iniziano a comparire nella carta delle professioni museali italiane nuovi profili come il webmaster, ben più rapidamente fioriscono corsi e master che coniugano nuove tecnologie e beni culturali, non avanzando, a mio avviso, sincronicamente alla richiesta di tali profili sul mercato del lavoro.

In questo panorama incerto, zoppicante e un po’ approssimativo, devo sottolineare la nascita di un particolare filone di esperienze positive. Idee che trovano spunto e origine negli ecomusei, promossi dalla Museologia degli anni Settanta specialmente nei paesi del Nord Europa, ed oggi diffusi ampiamente anche in Italia: musei che conservano, recuperano e rinnovano identità e memorie collettive, “patrimonio immateriale dell’umanità”. Diverse esperienze virtuali si muovono in questa direzione e sono oggi organizzate e pianificate in modo tale da risultare efficaci ed emotivamente impattanti.

A testimonianza dell’importanza del virtuale all’interno di questo genere museale, si è svolto quest’anno un seminario internazionale sul “ruolo del virtuale nella conservazione della memoria storica” che ha visto anche la proposta di un’esperienza incrociata tra le geomaps di Google e i social networks, frutto di una partecipazione aperta e collaborativa che consente di creare una mappa della memoria europea: http://www.storiesongeographies.eu/.

Il progetto, oltre a costruire una memoria collettiva europea, partendo in modo estremamente positivo dalla conservazione e dal recupero della differenza delle esperienze territoriali locali, diventa strumento di raccordo e dialogo internazionale. Credo che nei dibattiti sul rinnovamento del sistema museale italiano non dovrebbe mancare una riflessione sulla problematica parallela che sta coinvolgendo il mondo culturale virtuale.

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