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I Quality Rater di Google

gennaio 24th, 2012 in SEO,Varie,Web Marketing


Qualche giorno fa Matt McGee di Search Engine Land ha pubblicato un interessante articolo dal titolo
An Interview With A Google Search Quality Rater. Molto intrigante vista l’immensa mitologia che circola su chi siano e cosa facciano i famigerati Quality Rater di Google.
Innanzitutto chi fa questo mestiere non è un dipendente di Google: Lionbridge (nel caso dell’intervistato), Leapforce, Butler Hill e probabilmente altri sono i nomi delle aziende che svolgono questo lavoro per conto di Google.
La missione di un Quality Rater è, in primis, migliorare i risultati affiancando all’algoritmo la revisione umana.
Una supervisione al ranking delle SERP o addirittura una vigilanza sul SEO non sono obiettivi di questa attività.
Il processo di valutazione di un sito è un’attività piuttosto complessa che coinvolge circa 6 raters per task: nel caso vi siano giudizi discordanti si apre una fase di discussione interna alla fine della quale
si arriva ad un giudizio condiviso, se questo non bastasse entra in campo un moderatore, della stessa Lionbridge, che cerca di arrivare alla giusta sintesi basandosi su tutto ciò che è stato valutato riguardo alla pagina.
Il rating non si ferma ai risultati naturali della ricerca di Google, ma può investire anche gli annunci pubblicitari di adwords, i risultati di google places, news e universal search.
Ciò che è significativo è, sempre stando all’intervistato, che i rater non hanno alcun contatto con dipendenti di Google e il loro processo di lavoro è soggetto ad un controllo molto scrupoloso che prevede parziali sospensioni del lavoro del singolo qualora egli non abbia portato a termine una serie di tasks in un dato lasso temporale o al licenziamento, qualora la qualità del lavoro non sia giudicata soddisfacente.

Un esempio ci dice qualcosa in più su come lavorano: data la parola chiave “Nike Women’s Running Shoes” ci sono 20 siti da giudicare e il rater li visita tutti per determinare quale di questi sia vital, useful, relevant, slightly relevant, o useless.
Ovviamente il sito ufficiale della Nike viene giudicato vital mentre la pagina di wikipedia sulla storia della nike prende in questo caso uno slightly relevant perché è evidente che chi sta cercando un prodotto non ha alcun interesse a leggersi la storia dell’azienda che lo produce.
Fosse andato avanti con altri esempi sarebbe stato sicuramente più interessante; ci dice un po’ poco su questo ma è probabile che di più non possa dire!
Quello che si afferma chiaramente è che il processo di rating dei risultati comincia da un check sulla presenza di segnali di spam come testo nascosto e keyword stuffing, una volta assodato che si tratta di un sito che non adotta pratiche considerate “furbe” si va a leggerne il contenuto giudicando se questo sia utile all’utente o meno.
Di sicuro ci sono tasks specifici che prevedono un giudizio sul design della pagina, non su quanto sia bella esteticamente la creatività, quanto invece funzionale al sito stesso ed alla disposizione di contenuti e pubblicità. La presenza di errori grammaticali nei testi invece, può influenzare negativamente il rating di un sito, dimostrando una volontà di ricerca di professionalità ed accuratezza nelle pagine web che produciamo.

Il tipo di verifica che viene ritenuta più importante è il Side by Side dove vengono giudicati i risultati di una stessa SERP prima e dopo un nuovo algoritmo, a garantire che il cambiamento sia sempre quello desiderato da Google, il migliore possibile.

Non di rado ho sentito storcere il naso riguardo la presenza di questa figura professionale dei quality rater: la critica muove dal fatto che se ti imponi con una tecnologia affermando la superiorità dell’algoritmo e poi ti affidi al fattore umano per aggiustare i risultati, dichiari di non essere in grado di produrre una tecnologia autosufficiente.
Dal lato opposto ho invece guardato sempre positivamente a questa pratica di Google: da umanista felicemente prestato al web rimango convinto della necessità che non sia lasciato solamente ad un algoritmo stabilire il grado di rilevanza di un testo, di una pagina commerciale, o di un pensiero espresso all’interno di un blog.

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